NYFW vs LFW: una affonda, l’altra risorge

Ok ci siamo, proviamo a ricapitolare questo travagliato fashion month, sicuramente unico nel suo genere.
Partiamo dal principio, con una NYFW assolutamente non pervenuta.
Ribattezzata “American collection calendar” da Tom Ford, attuale presidente del CFDA (la camera della moda americana), la NYFW del 2021 ha ufficialmente perso la sua rilevanza, per non dire la faccia, agli occhi dell’intera industria della moda. Solo 4 giorni di presentazione e nessun brand storico nel lineup ufficiale, da cui lo stesso Tom Ford ha dato forfait all’ultimo secondo, (sembra causa “circostanze legate al covid”).

Per limitare i danni d’immagine, in una massa che la giornalista Cathy Horyn ha definito imperialista, Tom Ford ha deciso di includere nel calendario della NYFW anche tutti gli stilisti americani che hanno formalmente abbandonato il calendario ufficiale, o che si sono stabiliti in altre città (come ad esempio Rick Owens che sfila regolarmente a Parigi da un po’ di tempo, oppure brand come Oscar de La Renta, Tommy Hilfiger, Michael Kors, Christopher John Rogers e Pyer Moss, che hanno ufficialmente comunicato di voler seguire un proprio calendario di presentazione). Il risultato è un calendario esteso della moda Americana che inizia a febbraio e finisce si e no ad aprile, con una miriade di eventi ancora da comunicare.
Non serve un genio per capire che siamo di fronte ad un grande casino.
Le defezioni dal calendario ufficiale non sono una conseguenza della pandemia, ma di un processo iniziato molto tempo prima: brutalmente si può dire che i brand americani abbiano in genere una vena più commerciale, per la quale mostrare le collezioni a 6 mesi dalla messa in vendita portava a non massimizzare le vendite, cosa che si ottiene se si cavalca l’entusiasmo del pubblico durante la presentazione.

Fine della lunga (ma doverosa) promessa, guardiamo cosa la vale la pena ricordare di questa NYFW:

3.1 PHILIP LIM

Colori neutri, sartoria maschile anni 70, volumi comodi e un pizzico di dettagli giocosi. La formula di Philip Lim per questa collezione è molto semplice, ma non per questo meno efficace. Ci fa dire wow? No, ma non ci ha annoiato.

PROENZA SCHOULER

Il duo Jack McCollough e Lazaro Hernandez prova ad abbinare ragionamenti intellettuali a posteriori su una collezione che ha davvero poco da dire… se non che hanno ingaggiato Ella Emhoff, la figliastra della vice presidente USA Kamala Harris, come modella. Ottima occasione per Ella, la fashion icon a sorpresa dell’Inauguration Day, un po’ meno per Proenza Schouler, se tutto ciò che sanno dire sulla collezione si concentra solo sulla sua presenza.

PRABAL GURUNG

Prima che pensiate che questa NYFW sia tutta da buttare, ci teniamo a dire che Prabal Gurung ha salvato la baracca…o meglio la zattera.
Questa collezione fw2021 ripropone il glamour e l’ottimismo che abbiamo percepito nella stagione precedente: pochi colori, rosso, bianco e nero, ma usati in maniera intelligente. Trasmette il vibe che tutti noi speriamo di respirare a fine pandemia.


Mentre la NYFW affonda, la LFW risorge.

La fashion week londinese è sempre passata in sordina, compressa tra gli show di New York e quelli di Milano, ma a questo giro i designer inglesi hanno recuperato terreno facendosi notare con proposte fresche, vibranti ed elaborate.

MOLLY GODDARD

La regina inglese del tulle (senza nulla togliere a Giambattista Valli o Tom o Koizumi) è riuscita a trasformare la sua firma fatta di volumi esagerati e colori accesi, in qualcosa di più maturo, forse una naturale evoluzione del suo stile. Tutto molto British sarebbe il caso di dire: una collezione patriottica sempre in bilico tra realtà e fantasia. La designer è orgogliosa di essere riuscita a produrre gran parte della collezione nel Regno Unito: ad esempio tutti i pezzi in tartan sono il frutto di una collaborazione con un’azienda scozzese. Le modelle sfilano grintose, con un trucco-e-parrucco che strizza l’occhio alla corrente Glam Rock degli anni 70.

SIMONE ROCHA

La designer irlandese è riuscita superarsi. Letteralmente.
Un défilé di ballerine gotiche sullo sfondo di un chiesa cattolica: Simone Rocha sa come mettere in scena uno show che valga la pena di essere guardato (anche se solo in digitale).
Le donne immaginate dalla stilista irlandese sono delle “fragili ribelli“, come le definisce lei stessa: nascondono la propria vulnerabilità sotto ad una corazza. Il contrasto hard/soft è inconfondibile nel mix tra pelle, tulle e satin; i fiori che fanno breccia sui capi più dark, per poi sbocciare sugli abiti più romantici ha un che di suggestivo. Una sorta di ottimismo di cui non possiamo privarci.
Nella collezione si nota anche un vibe scolastico: forse ad ispirarla è la seconda gravidanza oppure la didattica a distanza sperimentata dalla figlia di 5 anni, in ogni caso abbiamo apprezzato questa influenza nella collezione.
Se vi state innamorando di Simone Rocha sappiate che l’11 marzo uscirà la sua capsule collection con il gigante del fast fashion H&M (una buona notizia per le finanze di Simone Rocha e i suoi fan… anche se queste collaborazioni non brillano per etica e sostenibilità).

ERDEM

Non esageriamo, ma credeteci se diciamo che quella di ERDEM è la miglior collezione fw2021 della LFW.
Ispirata al mondo del balletto, questa collezione è la prima metafora non banale del sentimento collettivo verso la pandemia. Molti designer si sono interrogati su cosa indossare dopo la pandemia, tra trionfi di paillette e silhouette più rilassate e comode. Erdem Moralıoğlu paragona il nostro sentimento, in bilico tra la sicurezza delle mura domestiche e la voglia di uscire e divertirsi come non mai, al guardaroba di una ballerina che si giostra tra le prove e il momento di andare in scena. Ecco quindi un mix di abiti di scena, sfavillanti ed eccessivi, semi-nascosti o abbinati a soluzioni più casual. Un’idea non solo intelligente, ma anche figlia di un’esperienza diretta sul campo: infatti lo stilista ha curato, nel 2018, i costumi di scena alla Royal Opera House; l’immagine dei ballerini che si accalcavano per le prove, con addosso i costumi di scena e i capi di “tutti i giorni”, ha in parte ispirato il mood di questa collezione. Se guardiamo al dettaglio della collezione, abbiamo trovato particolarmente azzeccati i capispalla: dai trench con design appariscenti ai cappotti plissettati con una delicata fantasia a piume, ispirata a “Il lago dei cigni”. Le piume sono un elemento ricorrente della collezione, così come le decorazioni preziose applicate a semplici camice bianche o abiti ampi. La scelta delle scarpe è molto letterale, quasi fetish per la scelta del plateau, come definisce lo stilista.
Una collezione intelligente e scenografica: serve altro?

EMILIA WICKSTEAD

Elegante e raffinata: la nuova collezione di Emilia Wickstead guarda ad una eleganza quotidiana in bilico tra le restrizioni dei lockdown e la voglia di godersi una serata fuori.
Non servono aiuti per capire che l’ispirazione di questi capi ha un vibe vintage, degni della vecchia Hollywood: infatti ad ispirare la stilista inglese è Grace Kelly, nel thriller “La finestra sul cortile” di Alfred Hitchcock (1954).
I pregi di questa collezione sono essenzialmente due: la scelta dei tessuti e la loro impeccabile lavorazione.
Difficile non sentirsi delle star indossando questi capi.

Stella

Editor-in-Chief

Credo tutto sia iniziato con la mia passione per la scrittura e la curiosità verso il mondo della moda. SUGAREAL è il risultato dell’incontro di queste due passioni (nonché una sorta di figlio per me). Quando non parlo di moda o delle (dis)avventure dell’essere mamma, mi perdo nella musica e nelle serie tv.

 

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