Ho guardato EMILY IN PARIS: davvero ci meritiamo una seconda stagione?

#1 IL FASHION

Emily che fa jogging a Chicago con il piumino di Off White, ma in ufficio ci va con un mini-dress estivo di Kenzo senza collant è il perfetto riassunto dello stile schizofrenico che ci viene offerto da Patricia Field, celebre stylist della serie Sex & The City.
Oltre ad una dubbia percezione delle stagioni, che volendo fa anche sorridere, la stylist ha pensato bene di arricchire il guardaroba di Emily con una sconcertante collezione di borse, accessori e cappotti Chanel…because you know…Paris.
Il desiderio di aprire la busta paga media di Emily a questo punto diventa un dovere morale.
Quale social media manager o meglio, assistente di un social media manager, può permettersi di fare regolarmente shopping da Chanel come se nulla fosse?

A prescindere dalla capacità finanziaria di Emily, non riesco a figurarmi come una persona, che riesce ad acquistare un cappotti o borse Chanel da € 8.000 -10.000 come se nulla fosse, possa acquistare ed indossare mostruosità sartoriali come quella che vedete qui sotto.

Fa molto business casual, non trovate? La borsa Chanel in pelle esotica salva il look. #Sarcasmo

Le mie aspettative sullo styling di Lily Collins in questa serie partivano già troppo alte, soprattutto perché la sua somiglianza con Audrey Hepburn spiegava da sola l’idea di creare uno show ad hoc dove protesse reinterpretare Cenerentola a Parigi.
Le scelte di Patricia Field, invece dimostrano che Audrey Hepburn sul moodboard dello styling non c’è mai stata, se non per sbaglio, come dimostra l’abito nero di Christian Siriano indossato nell’ep.6.

Il confuso stile di Emily, fatto di colori accesi, minigonne e shorts abbinati a vertiginosi stivaletti alla caviglia (il tipico accessorio di chi lavora in una metropoli 105,4 km² e si presume vada a lavorare a piedi), le valgono l’appellativo di ringarde (=basic b*tch) nell’ep.6. A pronunciare quello che sembra un insulto è Pierre Cadault, la (brutta) caricatura di uno stilista francese, simbolo della vecchia guardia. La ringarde è la ragazza/donna che acquista capi firmati per inseguire i trend del momento, senza mostrare un vero gusto personale. Un po’ come quel mix caotico di marche e stili diversi tipico di alcune influencer di moda.
A mio avviso l’arroganza dello stile americano di Emily, per essere più realistico (almeno visivamente) avrebbe dovuto barattare un po’ di Chanel con Dior, Louis Vuitton, Gucci, Fendi o per essere più attuali Bottega Veneta. Se ringarde deve essere, che lo sia fin infondo.


Il vero problema dello styling di Emily non è il mixare abiti/accessori costosi con altri che non lo sono, ma l’assenza di fascino: non è abbastanza realistico per immedesimarsi né abbastanza surreale per farci sognare.
Tuttavia, poiché anche un orologio rotto segna l’ora esatta due volte, è giusto riconoscere che qualche look interessante Emily l’ha pure sfoggiato.
Due.

Gioco di proporzioni, linee pulite: era così difficile Patricia?


Giusto per non seguire il filone “Emily al centro dell’universo” mi sembra giusto spendere due parole anche sulle co-protagoniste:

Sylvie

Sylvie è la direttrice di Savoir, meglio nota come la caricatura della celebre fashion editor francese Carine Roitfeld, è un mix di eleganza e seduzione. Uno stile maturo e forte, lontano anni luce da quello di Emily.

Gli spacchi vertiginosi a cui si accompagnano le loguette che Sylvie è solita indossare, li ho trovati un po’ borderline come abbigliamento da ufficio…ma se consideriamo che la protagonista timbra il cartellino vestita per il Coachella tutte le mattine, direi che vince l’anarchia sui dress code.

Camille

Oh Camille. Una volta capito il quadro narrativo di Camille ho stappato la seconda bottiglia di vino. Camille è l’amica francese di Emily: bionda con occhi azzurri e un sorrido dolce, Camille lavora in una galleria d’arte a Parigi e viene da una ricca famiglia, con tanto di castello in campagna e vigne adibite a champagne.
Cliché alert: 10 +.

Lo stile di Camille ricalca un pochino l’immaginario della parisienne, figura mitologica coniata dal mondo della moda (e forse mai esistita). Ogni ensemble pensato per Camille, dal più casual al più raffinato, urla “Je suis parisienne” da km di distanza. Tuttavia devo dire di aver apprezzato i suoi look, soprattutto come antidoto a quelli di Emily.

Mindy

Mindy è la ricca ereditiera cinese, scappata dagli agi di famiglia per reinventarsi tata a Parigi, ma con un sogno nel cassetto.
La storyline di Mindy è stata abbozzata con un machete e approfondita con un cucchiaino da caffè, quindi va da sé che il suo styling non sia stato curato nella giusta misura. L’ho apprezzata come figura comica e spalla di Emily, anche se personaggi così monodimensionali non si vedevano da anni.

Ora che abbiamo archiviato con ironia il Fashion Police, possiamo dedicarci ad alcuni aspetti grotteschi della trama di Emily in Paris…

Stella

Editor-in-Chief

Well, I guess that everything starts with me and my love for writing and fashion. Creating this project has not been easy, but I am really proud of my little creature; watching how it is developing is quite entertaining and I believe I am not going to stop any sooner.

 

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