Anifa Mvuemba a 29 anni rivoluziona il fashion system con la prima sfilata 3D

Diciamoci la verità: la tentazione di premere il tasto “fast forward” su questo 2020 è tanta.

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Questa scomoda “impasse”, imposta dall’emergenza covid-19, ha portato a galla i difetti di tutti: dalle abitudini delle singole persone, alle strategie dei diversi settori economici (e politici). Il desiderio di non dover fare i conti con il proprio riflesso in questa situazione atipica ed eccezionale è forte, ma altrettanto forte è la coscienza di trovarsi in una situazione unica ed irripetibile per poter cambiare e migliorare.

Un pensiero condiviso anche dai diversi attori del settore moda, che all’indomani dei disagi provocati dal lockdown mondiale, hanno manifestato apertamente il proprio dissenso verso i paradossi e le inefficienze che sono diventate parte del loro lavoro.

Con un tempismo quasi ironico (= perché non prima?) abbiamo letto una cascata di critiche allo status quo del fashion system, dove eccesso, superficialità e marketing vanno a braccetto ormai da anni.
Per bilanciare la negatività di questa presa di coscienza, il mondo della moda ha scelto di offrire numerose promesse di rinnovamento, condite di ideali edificanti:

La moda deve cambiare: deve rallentare, acquisire significato, deve valorizzare il suo capitale umano e deve guardare all’ambiente con rispetto e non opportunismo

Tuttavia, fatta eccezione per i pochi(ssimi) che sono riusciti a costruire un business model vituoso fin dall’inizio, al momento sembra che molti brand famosi si siano chiusi in sé stessi, perché ancora insicuri sulle azioni concrete da compiere. Dopotutto in ballo c’è il futuro dell’intero sistema moda.

A rompere il silenzio con una proposta rivoluzionaria non è stata una grossa holding del lusso, ma una giovane fashion designer ed imprenditrice congolese, Anifa Mvuemba (29 anni) : la sua sfilata virtuale, pubblicata su Instagram Live, è diventata virale nel giro di poche ore, riuscendo a settare un nuovo standard per l’intera industria della moda.

LA PRIMA SFILATA VIRTUALE DIVENTA VIRALE

E’ bastato un Instagram Live di 15  minuti per dimostrare che moda, tecnologia ed etica possono viaggiare sullo stesso binario.

Il 22 Maggio Anifa Mvuemba, designer e direttrice creativa del fashion brand “Hanifa”, ha presentato al mondo la sua capsule collection “Pink Label Congo” con un suggestivo defilé virtuale.

Ogni elemento di questa sfilata è una sfida agli standard consolidati della moda: nessuna gerarchia (o discriminazione) sul pubblico invitato alla sfilata e un cast di modelle “fantasma” dalle forme sinuose per celebrare i corpi delle donne africane.

L’accuratezza nella resa 3D dei dettagli degli abiti è la chiave del successo di questa sfilata: la fluidità ipnotica con cui vediamo muoversi questi abiti è incredibile.

Ultimo dettaglio non meno importante: Anifa Mvuemba è un’autodidatta, il che rende ancora più speciale il traguardo che ha raggiunto.

L’idea di una sfilata digitale era nata già 5 anni fa, ma la stilista aveva abbandonato l’idea perché la riteneva troppo ambiziosa. Il sogno però non resta nel cassetto a lungo: scegliere di studiare i software di design 3D mentre lavora al suo brand sarà il punto di svolta.

Vedendo sfumare l’opportunità di mostrare il proprio lavoro alla NYFW del prossimo Settembre a causa del coronavirus, Anifa Mvuemba si è rimboccata le maniche e facendo tesoro delle abilità acquisite nel tempo, è riuscita a realizzare il suo sogno, regalando al suo pubblico un iconico fashion moment.

NON SOLO MODA”: IL CORAGGIOSO MESSAGGIO SOCIALE CHE ANIMA LA COLLEZIONE

La mini collezione “Pink Label Congo” di Anifa Mvuemba per Hanifa, è una celebrazione a 360° al Congo e nasce per sensibilizzare il pubblico internazionale su una questione spinosa, spesso taciuta dai media, ma di cui tutti inconsapevolmente facciamo parte.

Nel video introduttivo alla sfilata, la designer racconta dei crimini che si consumano dietro al traffico illegale del coltan (columbo-tantalite), un minerale essenziale nel settore elettronico per la produzione degli smartphone.

Circa il 70% della fornitura mondiale di coltan arriva dalla Repubblica Democratica del Congo: una transazione che spesso e volentieri nasconde realtà di sfruttamento, violenza ed illegalità.

I villaggi che hanno la sfortuna di trovarsi nelle prossimità di queste miniere, vivono situazioni di sfruttamento, terrore e violenza che non risparmia donne e bambini, ovvero i principali addetti all’estrazione di questo minerale.

Anifa Mvuemba ha scelto di usare la moda come mezzo di comunicazione, disegnando una collezione intima quanto una lettera d’amore e di solidarietà al proprio Paese natale.

I want these pieces to tell a story of meaning. I want them to remind us to be intentional about what we create. Not for clout or for Instagram likes, but for the sake of meaning what we say by storytelling through our designs.” _ Anifa Mvuemba a Teen Vogue

L’ESTETICA DELLA COLLEZIONE: UNA LETTERA D’AMORE ALL’AFRICA INTERA

Colore, femminilità e inclusività: l’estetica di Hanifa punta ad esaltare il corpo femminile e questa mini collezione non è da meno; nel rispetto della cultura africana stampe e colori vivi la fanno da padrone, mentre la sensibilità moderna della stilista fa sì che non manchi una vasta gamma di taglie per accontentare il suo pubblico (si va dalla XS alla 2XL).

La mini collezione conta solo 9 capi, ma le storie e i riferimenti a cui si ispirano sono innumerevoli.

Ecco i due capi che ci hanno colpito di più:

Mini dress “Kinshasa”

Un abito d’impatto con tanto di schiena scoperta: a prima vista comunica un’identità molto forte e il motivo è semplice, perché è un tributo ai colori della bandiera nazionale del Congo.

Il rosso simboleggia il dolore, il sangue e le sofferenze delle persone che hanno perso la vita; il blu ed il giallo, sul retro, sono un invito alla pace e alla speranza.

Maxi dress “Mài”

Leggero, romantico ed etereo, forse il capo più poetico della collezione, per costruzione e movimento.

Questo lungo abito in seta porta con sé il paesaggio del fiume Congo: la sensazione di pace comunicata dalla stampa e dalla silhouette ,morbida e statuaria allo stesso tempo, è innegabile.. Un abito che emoziona perché celebra la bellezza di un continente che troppo spesso viene ignorata

Oltre ai capi pret-a-porter presentati nella collezione, la designer ,in collaborazione con il Responsible Sourcing Network (progetto no profit finalizzato alla difesa dei diritti umani dei lavoratori impiegati nella raccolta o estrazione di materie prime di uso comune) ha incluso una t-shirt simbolica, il cui ricavato sarà devoluto alle famiglie congolesi impiegate nelle miniere di coltan.

Potete scoprire il resto della collezione sul sito ufficiale.
Le spedizioni inizieranno dal 30 giugno, data in cui ricorre l’anniversario dell’indipendenza del Congo.

Stella

Editor-in-Chief

Well, I guess that everything starts with me and my love for writing and fashion. Creating this project has not been easy, but I am really proud of my little creature; watching how it is developing is quite entertaining and I believe I am not going to stop any sooner.

 

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