Eco-sostenibilità e cosmesi: parliamone!

Dai Fridays For Future di Greta Thunberg alle proteste creative e non proprio tranquille degli Extintion Rebellion: di ambiente si parla ormai ogni giorno.

Sempre più persone si stanno chiedendo: cosa posso fare io per l’ambiente?
Stando alla costante crescita del mercato dei cosmetici green, sembra che una delle risposte a questa domanda per molti sia: usare prodotti cosmetici naturali.

Ma cosa sono i prodotti cosmetici naturali? Come si riconoscono da quelli “tradizionali”?
La faccenda non è semplice come sembra: occorre fare un piccolo ragionamento sul rapporto fra ecologia e cosmesi.

1. Sono davvero i cosmetici il problema?

Prestare attenzione ai cosmetici che usi può abbassare il tuo impatto sul pianeta, è vero.
I “cosmetici inquinanti” però non sono la causa dei principali problemi ambientali, quindi sicuramente i “cosmetici green” non saranno ciò che salverà il sistema dal collasso.

Per alcune persone, usare uno shampoo ecologico serve più a lavarsi la coscienza che i capelli.

Se usi o vuoi iniziare ad usare cosmetici più attenti all’ambiente, sappi che è utile ma assolutamente non sufficiente: i cosmetici sono una tessera del puzzle, ma non la più importante. Ci sono molte altre scelte quotidiane, alla portata di tutti, che hanno un impatto maggiore sull’ambiente. Le più importanti riguardano alimentazione, trasporti, consumo casalingo di energia elettrica. Fare tante di queste piccole scelte più portare a un grande cambiamento nello stile di vita: questo sì che può fare la differenza.

2. Il nemico numero uno: lo spreco.

Dal punto di vista ambientale, la cosa peggiore che tu possa fare è sprecare: sono servite risorse ed energia per dare vita ad un prodotto e farlo arrivare nelle tue mani, se lo sprechi è stato tutto inutile.

Innanzi tutto, fai attenzione alla quantità di cosmetici che si usi.
Nella maggior parte dei casi, le persone usano quantità di detergenti molto superiori al necessario. Per lavarsi dalla testa ai piedi bastano pochi grammi di detergente, non occorre usare mezzo flacone. Certo, è piacevole sentirsi avvolti da una nuvola di schiuma ma usare troppo detergente è dannoso sia per l’ambiente, sia per la pelle.
Mi raccomando: sto dicendo di usare la giusta quantità, non una piccola quantità!

Per le creme solari, per esempio, è meglio abbondare: se ne usi una quantità troppo bassa rischi di danneggiare la tua pelle!

Ora arriviamo al vero punto dolente: ogni giorno migliaia di prodotti cosmetici vengono gettati nella spazzatura, ancora nuovi o quasi. Acquistiamo un prodotto, lo proviamo un paio di volte, non ci piace, lo buttiamo in un cassetto e una volta trascorso il PAO lo gettiamo nella spazzatura: non si fa! Ovviamente non devi per forza usare un cosmetico se non ti piace o non è adatto a te, ma tenta in ogni modo di non sprecarlo. Se hai fatto un acquisto sbagliato, puoi regalare il cosmetico a qualcuno che lo userà oppure tentare di dargli una seconda vita, anche in modo creativo.

  • La crema viso idratante che hai comprato ti lascia la pelle troppo unta?
    Usala per le mani o per il corpo, oppure applicala in abbondanza come se fosse una maschera viso e poi lavala via!
  • Il sapone naturale è troppo aggressivo per la tua pelle?
    Usalo per fare il bucato o trasformalo in un detergente viso più delicato.
  • I “cristalli liquidi” condizionanti per capelli te li lasciano troppo pesanti?
    Possono essere usati anche per rendere più lucida e morbida la barba… bhe, in assenza di barbe in circolazione, usali per ingrassare i cardini delle porte e le giunture del letto che cigolano: provare per credere!

3. Cosmetici naturali: attenzione agli ingredienti…

Cosa significa cosmetico naturale? Non esiste una norma specifica o una legge che definisca cosa sia un cosmetico naturale.
Proprio per questo nel settore regna il caos più totale… vediamo di fare ordine!

Il naturale vende bene. Il consumatore percepisce ciò che è naturale come più sicuro e più efficace – anche se non è vero. Se a ciò aggiungiamo la sensibilità ecologica crescente, il gioco è fatto: comprando un cosmetico naturale il consumatore è convinto di fare la cosa migliore per sé e per l’ambiente.

Il naturale vende bene. Qual è lo scopo di ogni azienda? Realizzare profitto. Per alcune aziende, è importante come viene realizzato questo profitto. Per altre, purtroppo, no.

Alcuni colossi storici della cosmesi tradizionale – a cui dell’ambiente non è mai importato nulla – hanno fatto un po’ di pulizia nelle loro linee cosmetiche, togliendo alcuni ingredienti particolarmente critici e lavorando sulla grafica (foglioline verdi sparse qua e là). Alcuni brand hanno anche creato linee specifiche per chi è più sensibile alla questione della cosmesi naturale. Fin qui nulla di male, anzi: queste aziende fanno grossi volumi di produzione, modifiche anche piccole possono portare comunque vantaggi all’ambiente.
Il problema sorge quando il naturale è solo nel marketing: alcuni brand giocando semplicemente con il proprio nome e con la grafica suggeriscono l’idea di naturale senza esserlo minimamente. Creo un brand, lo chiamo “BIO-VITA NATURA”, baso la grafica sul colore verde, metto in etichetta il disegno di un fiore e un paio di estratti vegetali e il gioco è fatto. Nei prodotti poi ci metto siliconi, derivati del petrolio, tutto quello che mi fa comodo: 9 persone su 10 penseranno che sia un cosmetico naturale, senza dubbio.

Dunque, come fare a trovare la strada in questa giungla?

Potresti, ad esempio, verificare la presenza in etichetta dei loghi corrispondenti ad alcune certificazioni. Il più diffuso in Italia è probabilmente il nostrano marchio ICEA, nelle sue varianti ICEA – ECO BIO COSMESI, ICEA – COSMOS NATURAL e ICEA – COSMOS ORGANIC ma molto presenti sono anche i loghi di organismi come ECOCERT (nato in Francia) o NATRUE (associazione internazionale con sede a Bruxelles), a cui si aggiungono varie associazioni vegan.
Cosa significa la presenza di uno o più di questi loghi su una etichetta?
Significa, in pratica, che qualcuno si è preso la briga di controllare che il prodotto sia veramente naturale e non soltanto fuffa.

Già, ma… cosa significa VERAMENTE NATURALE?

Ciascuna di queste certificazioni ha una propria definizione di naturale e nel proprio disciplinare definisce con grande precisione quali ingredienti siano ammessi e quali no.
Possiamo riassumere le linee guida generali più o meno così:

  1. gli ingredienti di origine vegetale o minerale soggetti a trasformazioni fisiche (spremitura, macinazione, filtrazione…) sono sempre ammessi;
  2. gli ingredienti di origine vegetale o minerale soggetti a trasformazioni chimiche sono ammessi solo se le reazioni chimiche non producono sottoprodotti inquinanti, non richiedono solventi tossici, non comportano un grande dispendio di energia;
  3. gli ingredienti sintetici ammessi sono pochi, sempre in piccola quantità (di solito meno del 5%) e solo in situazioni particolari: è il caso di ingredienti sintetici insostituibili o di molecole presenti in natura la cui estrazione da fonte naturale ha un impatto così grande che inquina meno produrli in laboratorio;
  4. per alcune certificazioni è necessario inserire una quota minima di ingredienti da agricoltura biologica.

Le certificazioni hanno due grandi limiti.
Il primo è che derivano da una particolare visione di naturale, certamente diffusa ma non valida in senso universale: si decide di includere alcune cose e di escluderne altre sulla base di valutazioni certamente scientifiche ma non per questo perfette ed inattaccabili.
Il secondo limite è che non sono gratuiti: per certificare una materia prima o un prodotto cosmetico presso un particolare ente è necessario pagare. Questo rischia di penalizzare alcuni produttori minori, che investono volentieri nella qualità dei loro prodotti ma non possono permettersi di investire in una certificazione che i consumatori spesso non capiscono fino in fondo.
Quindi la presenza di un marchio è un’ottima scorciatoia per capire se un cosmetico è naturale ma non è l’unica via. Un’altra possibilità è un’analisi approfondita dell’elenco cosmetici.
Prima che nascano malintesi: sono il primo che dice che non si giudica la qualità di un prodotto dal suo elenco ingredienti. Mai. È sempre la pelle a giudicare se un cosmetico è buono.
Diverso è il discorso sull’impatto ambientale degli ingredienti: esistono varie risorse per il consumatore che voglia capire se un prodotto è naturale oppure no. La più usata è sicuramente biodizionario: online da anni, è ora disponibile anche come app e addirittura in forma cartacea. Il funzionamento è molto intuitivo: si cerca un ingrediente cosmetico o l’intero elenco e il sistema restituisce dei semafori. Si va da due semafori verdi (ingrediente certamente innocuo) a due semafori rossi (ingrediente da evitare assolutamente).
Anche questo sistema ha lati positivi e negativi.
Sicuramente è molto semplice da capire, anche se cercare tutti gli ingredienti cosmetici porta via un po’ di tempo. Uno dei suoi limiti è che si basa su una valutazione – seppur fatta da un team di esperti – che riflette una particolare visione di ciò che è naturale, che secondo alcuni è un po’ troppo restrittiva.
Personalmente ti consiglio di fare così: usa il biodizionario per acquisire consapevolezza e “smascherare gli imbroglioni”.
Un prodotto si vanta di essere tutto naturale e poi in etichetta ha un sacco di ingredienti con semaforo giallo o rosso? Meglio evitare di acquistarlo, ci stanno prendendo in giro… e io ODIO essere preso in giro!
Un prodotto ha solo un ingrediente rosso, magari nella parte finale dell’elenco ingredienti?
Non è detto che vada evitato come la peste, possiamo usarlo consapevoli del fatto che non è del tutto naturale.

4. …e attenzione ai contenitori!

Se ormai da qualche anno si presta grande attenzione agli ingredienti dei cosmetici, è relativamente recente avere attenzione anche al confezionamento.
I cosmetici producono rifiuti. Per ridurre la quantità di rifiuti prodotti, alcuni brand specializzati in cosmesi ecologica stanno iniziando a produrre prodotti senza plastica: si tratta nella maggior parte dei casi di prodotti solidi, confezionati in imballaggi di carta riciclata e riciclabile.
Inserendo “plastic free cosmetics” nel vostro motore di ricerca preferito scoprirete che esistono decine di prodotti senza plastica, anche molto particolari: partendo dalle classiche saponette, passando per shampoo e balsami solidi si arriva a deodoranti in polvere e dentifrici solidi (non chiedermi come funzionino che non lo so nemmeno io!).
Questi prodotti solidi non hanno grande mercato: sono molto diversi da quelli a cui il consumatore è abituato. Devo ammettere di averne provati personalmente alcuni e di non essermi trovato bene per nulla… capisco il consumatore medio, insomma!
Per questo motivo, alcuni giganti della cosmesi hanno iniziato ad investire nello sviluppo di flaconi e vasetti in plastica riciclata: ad oggi non sono ancora molto diffusi, ma rappresentano sicuramente il futuro per il confezionamento di prodotti cosmetici ecologici.

5. Autoproduzione: due piccioni con una fava!

L’autoproduzione cosmetica, argomento di cui ho già parlato diffusamente, può essere un ottimo modo per avere pieno controllo dei prodotti cosmetici che usi: dopo aver studiato un po’, potrai scegliere quali sostanze usare pensando ai vantaggi per la tua pelle e per l’ambiente e risparmiare moltissimi rifiuti continuando a riutilizzare più e più volte lo stesso confezionamento.
È meno complicato di quello che pensi!

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Luca

Cosmetic guru

After years on the books and a bit of luck, I succeeded in turning my passion into a job: in fact I am working for a company which produces natural raw materials for cosmetics. "Beauty will save the world", Dostoevskij wrote; and this is what I aspire to do everyday: making the world a better place, beginning with your skin.

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