MODA, LUSSO E SOSTENIBILITÀ’: ECCO LA DOLCE VITA DI SIMONE TESSADORI

E’ giovane e profondamente appassionato alla sua arte. I suoi capi raccontano un’eleganza senza tempo, fatta di linee pulite e tessuti ricercati, sintesi perfetta di cosa rappresenta oggi il Made in Italy nel mondo. Descrivere Simone Tessadori in poche frasi è una vera sfida, perché proprio come le sue creazioni, il fascino va oltre la prima impressione: infatti ad arricchire il quadro c’è un interessante mosaico fatto di valori, etica e modernità.

Di lui hanno parlato diverse illustri riviste di settore, tra cui Vogue British, e i suoi capi vengono indossati con orgoglio da donne dinamiche, intraprendenti e di successo come Silvia Grilli, direttrice di Grazia, e Cristina Fogazzi, aka L’estetista cinica.
Mi è bastato incontrarlo una sola volta per convincermi che volevo assolutamente saperne di più della sua filosofia di moda e del suo processo creativo, ma soprattutto dovevo vedere e toccare dal vivo i suoi modelli.

Come già immaginate, Phranci ed io non abbiamo perso tempo e armate di curiosità siamo andate a trovare Simone Tessadori nel suo atelier a Ponte San Marco (Bs), un bellissimo e accogliente angolo rosa che profuma di fiori freschi e zucchero a velo.
(Credetemi se vi dico che una volta messo piede qui, la frenesia metropolitana diventerà un semplice ricordo! news flash, nel posto giusto lo shopping può diventare un’esperienza incredibilmente piacevole e rilassante).

Davanti a noi le relle con i capi della nuova collezione primavera estate 2019, intitolata “La Dolce Vita”, ed al suo fianco il designer pronto a raccontarci nel dettaglio il suo progetto: una volta acceso il microfono, ci siamo lasciate guidare senza indugio alla scoperta del mondo di Simone Tessadori.

 

Stella: Se la moda può definirsi una forma d’arte, allora scoprire e conoscere i diversi punti di vista dei suoi attori diventa cruciale per poter apprezzare e capire a pieno il risultato finale. Nel tuo lavoro si nota subito un romanticismo raffinato, un’eleganza priva di sforzo: come nasce questa tua visione?

Simone Tessadori: Nasce tutto in un modo molto personale, così personale che a volte mi è quasi difficile spiegarlo. Sono sempre stato molto curioso e attento verso tutto ciò che succedeva attorno a me; ho sempre voluto affidarmi molto ai sensi per assaporare a pieno ogni cosa, mentre con la mente cerco di scoprire tutti i nessi tra ciò che è nuovo e ciò che invece conosco già.
Quando creo una nuova collezione tutto questo mi porta a sviluppare una visione cinematografica dell’insieme: l’ispirazione può arrivare da qualsiasi cosa, un’immagine o addirittura un semplice profumo, a cui poi aggiungo uno stereotipo che mi prefiggo di scardinare. A questo punto forme e colori prendono vita ed è come se vedessi già la collezione nel suo insieme.

Stella: Quando parli di stereotipi immagino ti riferisca a luoghi comuni sulle donne: come vedi invece la donna che veste i tuoi capi?

Simone Tessadori: Dico sempre che la mia idea di donna è quella di una donna con la D maiuscola! Vedo un essere pensante, capace di scegliere per sé, consapevole del suo valore e indifferente al giudizio degli altri. Questa è l’immagine di una donna forte e decisa, che affascina con la sua presenza, elegante e discreta. Gli stereotipi più comuni vedono la donna come un burattino: secondo me invece sono le donne stesse a manovrare i fili della loro esistenza, sono e devono essere loro le registe della loro vita.

Stella: Mi piace molto questa visione della donna in prima fila nella sua vita. Un altro aspetto che il tuo marchio mette in posizione di prim’ordine è la qualità delle tue confezioni, dalla scelta dei tessuti alle lavorazioni, tutti elementi cruciali a cui oggi si fatica a prestare la giusta attenzione e importanza. Quanto è importante per te perseguire la qualità senza scendere a compromessi?

 

Simone Tessadori_collezione primavera estate 2019 , “La Dolce Vita”

Simone Tessadori_collezione primavera estate 2019 , “La Dolce Vita”

Simone Tessadori: permettimi di scomodare il grande Gianni Versace, che ha sempre detto di definirsi un sarto prima che uno stilista. Mi riconosco molto in questa affermazione, perché per poter fare questo lavoro devi necessariamente saper usare le mani: usare le mani significa essere sempre concretamente consapevoli del capo che si sta creando. Devi saper scegliere i tessuti e imparare a lavorarli nel modo giusto senza pregiudicare la vestibilità del capo finale, aspetto che per me deve essere il requisito base di ogni capo.
Riconosco però che oggi ci sia una scarsa consapevolezza su come si valuta un prodotto moda, poiché le regole del lusso si sono diluite e rimescolate in maniera errata. Negli anni 50 e 60 la gente investiva sul lusso perché ritenuto sicuro: si acquistava un capo con l’idea di custodirlo nel tempo e magari di tramandarlo. Questo perché le caratteristiche dei capi proposti erano basati principalmente sulla qualità estrema e quindi sulla durabilità. Il classico esempio qui è quello del cappotto della festa: io stesso indosso ancora con orgoglio il bellissimo cappotto in montone di mio nonno, 50 anni suonati e quasi nessun segno del tempo. Questo è il vero lusso per me.

Stella: Una definizione inattaccabile che fa riflettere; perché prestiamo grande attenzione alle etichette di cibi e prodotti cosmetici, ma non facciamo lo stesso con i capi che indossiamo? Credi che serva un po’ di educazione allo shopping?

Simone Tessadori: Credo che parta tutto dal fatto che abbiamo smesso di chiederci di cosa siano fatti i capi con cui ci vestiamo; abbiamo smesso di prestare attenzione al fatto che anche i tessuti possono avere ripercussioni sulla salute della nostra pelle. Per poter fare un acquisto consapevole consiglio sempre di valutare alcuni piccoli elementi determinati: la qualità e la tipologia del tessuto impiegato per la realizzazione di un abito sono i primi indici sulla veridicità del prezzo stampato sul cartellino, non a caso un abito costoso in poliestere non vale i risparmi di nessuno.
Alla valutazione del tessuto si dovrebbe aggiungere anche il controllo sulla qualità delle lavorazioni, un aspetto che riconosco possa risultare difficile ad un occhio poco allenato. Possiamo semplificare con una massima che mi hanno insegnato a non dimenticare: “un abito deve essere tanto bello fuori quanto bello dentro”, in altre parole se le finiture degli interni sono ben curate, state sicuramente toccando un buon prodotto.

Stella: un prezioso vademecum che porterò con me ad ogni occasione di shopping! Scegliere bene ci porta a rispettare il concetto di qualità…ma che mi dici della quantità? E’ impossibile stare sui social, passeggiare per strada senza avvertire un sorta di pressione costante a possedere sempre più cose, nuove e diverse. Come dovrebbe presentarsi allora un guardaroba “perfetto”?

Simone Tessadori: fare un acquisto critico e consapevole diventa utile anche per non riempirsi l’armadio di una miriade di cose che a conti fatti non ci rappresentano. “L’armadio perfetto è composto di pochi abiti ben eseguiti” : questa è un’altra massima della maison Versace che rispecchia molto la mia visione sulla moda. I capi che ci rappresentano generalmente sono in numero ridotto e resistono alle mode passeggere, perché definiscono chi siamo. Questo per me fa la differenza fra avere stile e sottomettersi alle mode del momento.

Stella: Quindi qualità, acquisto critico, quantità : possiamo dire che questa operazione porta alla sostenibilità?

Simone Tessadori: Comprare qualcosa che devo buttare ogni 3-4 mesi oppure investire in capi che posso tenere nell’armadio diversi anni? Questo è il “dilemma”.
Oggi si parla sempre di più di sostenibilità del sistema moda e per una ragione molto semplice: l’industria tessile è la seconda industria più inquinate al mondo dopo il petrolio e l’esplosione del fast fashion non ha fatto che peggiorare la situazione. Su Netflix è disponibile un bellissimo documentario intitolato “The True Cost”, che racconta in maniera più che completa come si alimenta la controversa macchina del fast fashion. Si intuisce chiaramente come dietro ad un semplice pantalone proposto al pubblico a poco meno di 20 €, ci sia una realtà di sfruttamento della manodopera, inquinamento e non da ultimo un ricarico di prezzo che in percentuale riflette quello delle grandi firme del lusso.
Per tutte le ragioni che ho già citato prima, ritengo che sì il consumatore finale debba imparare a scegliere cosa acquistare e quindi sostenere, ma dall’altra credo che le aziende stesse dovrebbero fermarsi e cambiare rotta, decidendo di produrre meno e meglio. Forse sono un sognatore, ma credo ancora nel fatto che le nostre decisioni, per quanto ci sembrino piccole, possono davvero cambiare le cose.

Stella: Mi auguro sempre che avere fiducia nel genere umano non diventi mai solo un sogno. Ma già che parliamo di sogno non posso non buttare l’occhio su questa fresca e romantica collezione primavera estate 2019, “La Dolce Vita”: sbaglio se penso che l’ispirazione venga dall’omonimo film di Federico Fellini negli anni ’60?

Simone Tessadori: Diciamo che non è un richiamo esplicito al film, anche se ho tratto ispirazione da alcune sue atmosfere. “La Dolce Vita” che ho immaginato è il racconto di una tipica giornata d’estate, ambientata nel boom economico degli anni ’50, quando la gente, dopo gli anni bui della guerra, riscopre una grande voglia di spensieratezza.  Questa voglia leggerezza e serenità si è poi tradotta nella scelta dei colori su cui ho basato l’intera collezione. Per i tessuti ho voluto immergermi a pieno nel mood di quegl’anni selezionando e mixando dei materiali pregiati e leggeri che oggi si utilizzano molto di rado : dal leggero e strutturato shantung di pura seta, alla burette di seta pura dal sapore vintage, che richiama il colore dei cappelli di paglia d’estate e della la sabbia al sole; fino alla doppia mussola in lino e cotone plissettata, un altro tessuto che rievoca atmosfere passate ma con una comodità senza tempo.

Simone Tessadori_collezione primavera estate 2019 , “La Dolce Vita”_ photo: Domenico Petralia

E’ una collezione che guarda al passato senza risultare anacronistica o vecchia: ho voluto includere molti spezzati che possono essere abbinati in maniera molto personale e che si adattano a diverse occasioni d’uso. Le donne di oggi sono dinamiche, cercano capi comodi e multitasking capaci di adattarsi alla loro quotidianità: questa collezione rispetta a pieno questi bisogni, offrendo in più un’eleganza quotidiana che non risulta stucchevole.

Simone Tessadori: La novità che introdotto con questa collezione è stata quella di dare un nome di donna a ciascun capo: nessuna scelta casuale, perché ho pensato di dedicare di ciascun modello alle donne che hanno creduto in me fin dall’inizio, che mi hanno sostenuto e che continuano a farlo, donne che hanno indossato e continuano ad indossare i miei capi.

Simone Tessadori_collezione primavera estate 2019 , “La Dolce Vita”_ abito SILVIA _photo: Domenico Petralia

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“La Dolce Vita” è sicuramente una delle collezioni più riuscite del designer bresciano: la narrativa che accompagna tutto l’immaginario della collezione strizza sicuramente l’occhio a asti passati, ma ciascun capo conserva un’identità e una freschezza del tutto contemporanea. La scelta dei tessuti è incredibilmente curata ed intelligente: sì le stagioni più calde richiamano bellezza e colore, ma tutti noi sappiamo che è la comodità il fattore cruciale di ogni outfit, soprattutto quando le temperature si alzano. Ecco che Simone ci propone materiali morbidi, leggeri e a tratti così preziosi da non aver bisogno di accessori.
La prova che si tratti di abiti fatti per essere sfoggiati e vissuti sta nell’offerta: dai drammatici abiti da sera e per cerimonia, arriviamo ad opzioni più sobrie che seguono la santa regola del “9 am to 5 pm”, ovvero capi pensati per accompagnarci durante tutto l’arco della giornata e capaci di adattarsi alle diverse occasioni d’uso con un semplice cambio di accessori.

Di questa collezione ci ha colpito la variegata offerta di spezzati: top, gonne e pantaloni di carattere che si adattano facilmente ad ogni guardaroba.

I top viaggiano su diverse lunghezze e tutti presentano combinazioni di diversi tessuti (dalla mussola lino e cotone con inseriti in crepe de chine, al tulle ricamato con micro paillettes con inserti in shantung di pura seta) , ma il fil rouge che unisce tutti è sicuramente la seta.

I pantaloni sono invece uno dei must have di questa collezione. Al primo posto ci sono i morbidi pantaloni a sigaretta dal fit “Tessadori”, bellissimi sia nella versione “Paola” in burette di seta pura , che nella versione “Grace” in cady di viscosa, entrambi con sfondo tasche a contrasto in shantung di seta pura; al secondo posto troviamo i drammatici pantaloni palazzo, in broccato di lino e cotone (modello “Caterina” ) o in morbida mussola doppiata e plissettata in lino e cotone (modello “Jaqueline”_ovvero il preferito di Phranci).

Tra le gonne invece, tendenzialmente a pieghe baciate, spicca senza sforzo il modello “Olivia” in organza devorè di seta pura con motivo geometrico: un sogno al tatto.

Questa Dolce Vita è un’occasione imperdibile anche per quanto riguarda gli abiti da cerimonia, eventi importanti o semplici occasioni di festa. Tra i nostri preferiti c’è il drammatico e vibrante abito lungo “Cristina” in crepella di viscosa, adatto a diverse fisicità e a tutte quelle occasioni in cui vogliate sentirvi delle vere star; segue il preziosissimo abito “Vanessa” in tulle ricamato con fodera in raso di seta e viscosa. Menzione d’onore anche per il romantico monospalla “Silvia” in gabardine di seta pura, con pinces e riprese cucite a vista; un preambolo al concettuale studio del rovescio.

Con la prima tuta firmata Simone Tessadori è stato invece amore a prima vista:

un’esplosione di fiori in shantung di seta italiano, con un profondo taglio a V sulla schiena.

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Stella: E’ una collezione decisamente affascinate e ben eseguita, d’ispirazione vintage certo, ma che non dimentica il presente. Permettimi però di farti i complimenti anche per questo incredibile lookbook: basta sfogliarlo per immedesimarsi senza sforzo nell’immaginario che hai voluto rievocare;  inoltre il fatto che tu abbia scelto il nostro lago di Garda come sfondo mi emoziona un po’.

Simone Tessadori: La scelta del lago di Garda è stata molto naturale per me, perché quando si parla di estate quello è il primo luogo in cui vorrei essere: con un paesaggio così variegato e suggestivo non potevo che ambientare qui lo shooting della Dolce Vita. Per dar vita alle suggestive immagini di questo lookbook mi sono affidato nuovamente all’occhio esperto di Domenico Petralia, giovane fotografo di grande talento, con cui ho avuto il piacere collaborare diverse volte in questi anni.  Tengo molto alla nostra collaborazione perché ogni volta grazie a lui riesco ad evolvere la mia visione fino ad ottenere risultati sorprendenti, ma allo stesso tempo coerenti con la brand identity che ho costruito.

Stella : Un sito e-commerce, pubblicazioni importanti, collaborazioni degne di nota (come quella Herno , due anni fa) e una schiera di fan in aumento. E’ chiaro che il tuo prodotto piace e che sei decisamente sulla strada giusta. Immagino però che percorrere tutta questa strada non sia sempre stato semplice …

Simone Tessadori:  Purtroppo ho incontrato molti detrattori sulla mia strada, persone con una lista infinita di ragioni per cui non avrei mai potuto farcela in questo ambiente; un elenco minuzioso di perché non valesse la pena provarci. Oggi guardo i miei traguardi e sono orgoglioso di essere rimasto fedele a me stesso e di non aver permesso a nessuno di loro di scoraggiarmi.

Il mondo della moda non è facile, ma è convinzione comune pensare che basti un conto in banca stratosferico e magari  venire da una famiglia importante per riuscire ad vere successo in questo ambito.

Una semplificazione che trovo ridicola:  credo fermamente che una persona debba avere la possibilità di esprimersi indifferentemente dall’altezza del suo portafoglio o dalla famiglia da cui proviene. Il talento non si compra e nemmeno la capacità di saper sviluppare un’idea imprenditoriale corretta.

Simone Tessadori: Quando ho iniziato questo progetto non avevo nulla e tutto quello che vedi adesso non esisteva. Ho cominciato investendo i miei risparmi per acquistare i tessuti con cui avrei dato vita ai primi 2-3 modelli; man mano vendevo un campo reinvestivo il ricavato nel progetto e così un passo alla volta sono riuscito a comprare i primi macchinari e tutti gli accessori da lavoro che oggi  compongono il mio atelier.  Ho sempre fatto sacrifici per riuscire ad alimentare tutto questo, ma sono orgoglioso di ogni traguardo raggiunto.

Stella: E hai ragione d’esserlo, anche in vista del nuovo progetto che porterà il marchio Simone Tessadori in acque internazionali: cosa ci puoi raccontare a riguardo?

Simone Tessadori: Sono molto emozionato all’idea di questo debutto, ma non nascondo un velo d’ansia! E’ nato quasi per caso, con una talent scout cinese che si è imbattuta nel mio sito dopo aver letto l’articolo su Vogue British: ha visto i miei modelli e ha riconosciuto in me un talento e un potenziale da poter sviluppare su larga scala. Poco dopo ecco che vengo contattato per prendere parte ad un ambizioso progetto finanziato da un fondo d’investimento cinese, volto a sviluppare una rete commerciale di designer emergenti su tutto il mercato asiatico.
La Cina è sicuramente un player importante nel mondo del fashion contemporaneo: il consumatore medio cinese sta affinando sempre di più i suoi criteri di scelta, cosa che lo porta a gravitare maggiormente verso marchi di nicchia e designer ergenti, rispetto ai grandi nomi internazionali.
Dopo mesi e mesi di trattative sono arrivato alla firma del contratto, con il quale dal prossimo inverno inizierà la commercializzazione del mio brand su tutto il mercato Asia – Pacifico: un totale di 17 Paesi, dalla Cina fino ad arrivare all’Australia e gli Emirati Arabi.
La cosa che apprezzo di più di questo progetto è la fiducia che mi hanno accordato: infatti avrò il controllo su tutto ciò che riguarda l’estetica, la confezione e la qualità dei miei design, fino al posizionamento del prodotto finale sul mercato. In un certo senso sto realizzando il mio sogno, ovvero raggiungere quante più donne possibili con i miei capi, restando fedele e padrone di me stesso.

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Un ambizioso ed emozionate cammino in ascesa che gli auguriamo di percorrere con serenità, coraggio e determinazione!

Di Simone Tessadori vi abbiamo detto quasi tutto pare… ma credetemi se vi dico che senza aver provato o anche solo toccato un suo capo siete ancora sulla punta dell’iceberg!
Tutti i capi Simone Tessadori li potete trovare online sul sito e-commerce del brand; se invece volete approfittare di queste meravigliose giornate primaverili per vedere, provare e acquistare “la Dolce vita” dal vivo, allora settate il navigatore sull’Atelier di Simome Tessadori e non ve ne pentirete.

Instagram: @simonetessadori

Simone Tessadori_collezione primavera estate 2019 , “La Dolce Vita”_photo: Domenico Petralia
Stella

Editor-in-Chief

Well, I guess that everything starts with me and my love for writing and fashion. Creating this project has not been easy, but I am really proud of my little creature; watching how it is developing is quite entertaining and I believe I am not going to stop any sooner.

 

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