#PowerSuit & Power Dressing: da Yves Saint Laurent a Hebe Studio

“Sei una femminuccia, devi portare la gonna…solo i maschiacci mettono i pantaloni”.

scritto da: Claudia

Quante volte ve lo siete sentire dire da mamme, nonne, zie, ecc?
Forse se non siete nate tra anni 80 e 90, non molte. Ma se come noi siete di quelle annate, è probabile che vi ricordiate bene la “lotta” per decidere cosa indossare, in particolare nelle “grandi” occasioni, come la comunione o la cresima: se alla prima, eravamo ancora troppo piccole per imporci, e abbiamo quindi perso la “battaglia” cedendo a gonnellini rosa a fiori e camiciole di raso con maniche a palloncino, con la seconda abbiamo lanciato il nostro grido di emancipazione sfoggiando jeans ed improbabili stivaletti da boxeur (#TrueStory, sì, ma ti perdono mia ME quindicenne).

E vogliamo parlare del “chi porta i pantaloni in casa?” – un modo di dire così comune che fa ben capire quanto sia stato (o forse ancora è) radicato nell’immaginario comune il fatto che i pantaloni li porta chi è più forte, indipendente, e di conseguenza l’uomo. L’idea di una netta separazione tra abbigliamento femminile e maschile è ancora consolidato nella cultura occidentale, e, nonostante l’incredibile rivoluzione degli ultimi anni, è inevitabile pensare che solo cent’anni fa era molto difficile per una donna indossare dei pantaloni.

Furono i primi movimenti per l’emancipazione della donna a sollevare il problema della scomodità dei costumi tradizionali femminili, ma solo con le guerre mondiali e la rivoluzione nel ruolo della donna si iniziò ad accettare l’idea di pantaloni femminili.

[foto: Marlene Dietrich by Paul Cwojdzinski, 1933]

Un ulteriore contributo fu dato dal cinema americano con l’invenzione dello “Star System”: tra le dive, Marlene Dietrich, fotografata per la prima volta durante un viaggio transoceanico in tenuta da yachtman (giacca maschile e calzoni), impose la sua immagine di donna androgina e sensuale che avrebbe continuato a coltivare e a diffondere.

E dopo? Alla fine degli anni settanta, grazie al grandissimo successo dei jeans – l’uniforme del movimento hippy – e a sarti d’avanguardia come André Courrèges che li introdusse nelle sue collezioni, i pantaloni diventarono un capo per entrambi i sessi accettato in tutta Europa.
Un capo controverso, che trovò la sua dimensione nello smoking, o tailleur pantalone: nessuno prima del 1966 aveva osato mettere la donna in smoking. Ma Yves Saint Laurent sì: il grande designer e couturier francese rivoluziona i canoni estetici e stilistici, saccheggiando il guardaroba dell’uomo: arriva “Le smoking” per donne.

[foto: lo smoking di Yves Saint Laurent fotografato da Helmut Newton, Parigi 1975]

Oltre a Saint Laurent, anche altri designer come Stella McCartney, Tom Ford per Gucci, Riccardo Tisci per Givenchy e Ralph Lauren hanno sempre avuto un debole per vestire le donne con capi tradizionalmente maschili. Tendenza che è arrivata anche sui red carpet dove celebrità come Rihanna (in Dolce & Gabbana nel 2009) o Angelina Jolie (in Hedi Slimane per Saint Laurent ai BFAs del 2014) hanno portato una ventata di aria fresca rinunciando ai classici vestiti da sera.
Non da ultima la più recente uscita di Lady Gaga all’evento ELLE’s Women in Hollywood dove la cantante ha sfoggiato un completo oversize dal sapore maschile, rafforzando il significato profondo della scelta dell’outfit con il suo discorso:

“Cosa significa davvero essere una donna ad Hollywood? Non siamo solo oggetti da intrattenimento. […] Siamo voci. Abbiamo pensieri, idee, convinzioni, valori profondi e abbiamo il poter di parlare e di essere ascoltate, e di controbattere se veniamo zittite.”

#PowerSuit  = “il tailleur del potere”

scritto da: Stella

Sarà che gli anglofoni sono sempre un passo avanti, ma in queste due parole si riassume il passato, presente e futuro di questo affascinate capo d’abbigliamento.
Quando indossa un completo, una donna vuole trasmette forza, sicurezza, autorità & fascino: in altre parole non vuole farsi ammirare come bambola, ma farsi ascoltare.

Se siete già nel mood “Bello, ma tanto a me non sta bene”, vuol dire che state sottovalutando un elemento cruciale: lo styling.
Lontano da red carpet e set fotografici, il tailleur è per molte “quel capo che riesumi dalle catacombe dell’armadio alla vigilia di un colloquio di lavoro” o per altre “il completo da indossare senza troppo entusiasmo al lavoro”.
Queste semplificazioni ci allontanano di molto dal lato power del tailleur, che non è MAI e ripeto MAI scontato, noioso o banale.
Fidatevi se vi diciamo che con i giusti accorgimenti il tailleur diventerà il vostro miglior amico ( e non quello che senti una volta al mese, ma quello con cui messaggi dalla mattina alla sera!).

COME INDOSSARLO? La regola fondamentale

A nessuno piacciono le regole, ma sappiamo tutti che è bene che ci siano e che vengano rispettate per il quieto vivere di ognuno.
Ecco, la stessa cosa vale per i tailleur.
Anzi ci va di lusso perché ce n’è una sola: il tailleur deve vestire a pennello, SEMPRE.
Deve essere della vostra taglia e deve adattarsi alle vostre proporzioni: il pantalone è un po’ lungo? Fatelo accorciare. La giacca veste troppo stretta? Cambiatela.
Trovate una sarta di fiducia e mettetela tra le chiamate rapide dello smartphone.
Questo capo deve mettere in risalto la vostra figura e donarvi quel mix afrodisiaco di bellezza e potere: chi vuole sentirsi sciatta in un power suit? Inoltre, indossare un completo confezionato con cura e precisione, trasmette un senso di controllo sull’ambiente circostante, comunica autorevolezza. In altre parole enfatizza il fattore #boss.

Un completo per tutti i gusti.

Non tutti gli uomini hanno il savoir faire (e il coraggio) per sfoggiare completi dai colori, stampe o design audaci, anzi la maggior parte preferisce il conforto della tradizione per non sbagliare (poche varianti colore, linee pulite) e il mercato li accontenta.
Per noi donne invece la scelta di un tailleur può dare le stesse soddisfazioni di un vestito: le varianti colore, tessuto, design e fantasia sono così tante, che ce n’è davvero per tutti i gusti.
Prima di addentrarci sul vademecum al tailleur pantalone, se siete indecise fra uno spezzato ed un coordinato, sappiate che il secondo rappresenta sempre la scelta migliore se cercate l’effetto wow. Infatti, indossare un’unica sfumatura di colore o fantasia nei coordinati trasmetterà al look un sapore più sofisticato e prezioso.

Business vs sexy.

Sì, siamo davanti  ad un capo classico, ispirato alla tradizionale e rigorosa sartoria maschile…ma vi piacerà sapere che rispetto agli uomini abbiamo maggiori libertà sull’interpretazione. Come volete sentirvi oggi? Austere e autoritarie oppure più seducenti? Avete carta bianca, perché potete adattare il tailleur al vostro mood, all’occasione d’uso e al contesto.

Ecco qualche esempio pratico:

Camicie accollate, cravatte e gilet completano un look più androgino, adatto sia per il giorno che la sera. In questa sfera a farla da padrone è il tailleur nei tessuti in lana e cotone, tipici dell’abbigliamento maschile: tartan, principe di galles, pied-de-poule e tweed.

(Che tra l’altro, come vi abbiamo DETTO QUI “vanno un casino quest’anno”- cit. Mugatu, Zoolander)

Camicette trasparenti, body in pizzo e scollature profonde sono i complementi di un Power suit by night, che vuole essere sensuale senza mostrare troppo. Molto interessante per queste serate autunnali, il tailleur in velluto, elegante sofisticato e sexy anche indossato senza niente sotto.  Guardate oltre il classico: super sì a colori accesi e design originali.

Casual mood.

Pur essendo una gran sostenitrice del tailleur con il tacco a spillo, esiste anche la variante comoda accompagnata da sneakers e affini. Se ci pensiamo bene non è un fatto sconvolgente: i designer hanno percepito che la tendenza moderna predilige la comodità e la versatilità, quindi non è un caso il revamp dello sportswear.
Fashion psychology a parte, se vi sentite più affini a questa variante, vi suggerisco di puntare ad una vestibilità più morbida, vagamente oversize, per accentuare il desiderio di libertà dall’abito formale. In questa versione potete abbinare facilmente t-shirt oppure crop-top molto semplici; ricordate sempre di proporzionare la lunghezza della giacca al taglio del pantalone: es. con una giacca lunga potete andare sul sicuro con un panatone taglio Capri oppure palazzo.

“Tutto molto bello … ma dove lo acquisto?”

scritto da: Phranci

Ora che avete ricevuto tutte queste nozioni, siete sicuramente più preparate ad investire in maniera consapevole su questo MUST HAVE, che non conosce trend o data di scadenza.
Prima che iniziate a fare scorte di ansia per il “Ma dove lo trovo?”, cosa direste se vi dicessimo che potete acquistare il vostro tailleur dei sogni, fatto su misura, pensato e prodotto in Italia, senza dover vendere svariati organi?

Abbiamo fatto lunghe ricerche online ed offline, abbiamo spiato le scelte di stylist e celebrities, e alla fine abbiamo preso una decisione unanime: i migliori completi da donna li fa solo …

Hebe Studio

#SUITYOURSELF
HEBE STUDIO: ecco le designer Gea Antonini, Laura Zama e Federica Croce_ www.hebe-studio.com

Hebe Studio nasce da Gea Antonini, Laura Zama e Federica Croce, tre giovani designer  di talento con un curriculum non indifferente (Roberto Cavalli, Vera Wang, Valentino; mai sentiti nominare?) e una grande passione per l’abito sartoriale.
La sfida di Hebe Studio è quella di realizzare dei bellissimi completi da donna, nel rispetto delle minuziose regole della sartoria maschile; il tutto senza dimenticare il famoso e prezioso “tocco femminile”.

Oh, e vi ho detto che sono anche personalizzabili? L’idea è semplice: si parte dalla scelta di uno stile per il tailleur, che HEBE Studio propone in 6 design diversi; scelto lo stile potete personalizzare tutto il resto, dal tipo di tessuto ai colori, fino ad arrivare ai bottoni.

Da Nicole Scherzinger e Lottie Moss, a Laura Pausini e Emma Marrone fino alle WeAreLovers : quando le prime celebrità hanno cominciato ad indossare i loro tailleur in occasioni pubbliche è stato amore a prima vista. Le linee pulite, il design audace, i colori brillanti e la cura per i dettagli sono un mix a cui è difficile resistere.
Riviste come Elle Magazine, Glamour e The Mirror hanno dedicato articoli entusiasti e pieni di ammirazione per i tailleur Hebe Studio: qualità, design, varietà premiati con lode. E a ragion veduta perché il servizio è impeccabile: Hebe Studio è moda su misura che porta la sartorialità e il Made in Italy al livello 4.0.

Non siete ancora convinte? Volete un assaggio?
Prima di andare sul sito www-hebe-studio.com o scaricare l’applicazione “The Hebe Suit” , fatevi un giro sul loro profilo Instagram (@hebe_studio) e troverete diversi esempi sui molteplici accostamenti colore per i diversi modelli a disposizione.
Stella

Editor-in-Chief

Well, I guess that everything starts with me and my love for writing and fashion. Creating this project has not been easy, but I am really proud of my little creature; watching how it is developing is quite entertaining and I believe I am not going to stop any sooner.

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